Museo

Il Museo - La storia

Lo storico tedesco Theodor Mommsen (1817-1903), durante una delle sue visite di studio nella nostra provincia, di fronte ai numerosi reperti archeologici già trovati e alla loro preziosa testimonianza di civiltà e culture antiche, auspicò la istituzione di un museo che li raccogliesse e li ponesse a disposizione degli studiosi e del pubblico. Questo auspicio fu realizzato da un privato: il primo nucleo di reperti archeologia fu raccolto, infatti, a cura di Giuseppe Zigarelli, storico e ricercatore, che, nel 1889, ne fece dono al Comune di Avellino. Nel 1930, il Podestà del Comune Capoluogo trasferì all'Amministrazione Provinciale tutta la donazione Zigarelli, che comprendeva non solo i reperti archeologici ma anche un notevole numero di libri.

L'istituzione

Quattro anni dopo, nel 1934, l'Amministrazione Provinciale istituì il Museo Irpino, in locali provvisori siti nell'attuale Piazza Matteotti. Locali che dovettero essere abbandonati nel 1942 a causa della guerra. Negli anni successivi il materiale museale fu custodito in locali di fortuna. Soltanto dopo più di trent'anni si potette assicurare al Museo Irpino, che intanto si era arricchito di reperti trovati in molti comuni della provincia, una sede dignitosa.

La sede

L'attuale palazzo, sede del Museo e della Biblioteca, fu inaugurato il 19 dicembre 1966. li materiale esposto consente di avere una documentazione alquanto precisa dell'Irpinia nel periodo preistorico, in quello italico-sannita e in quello romano. 1 reperti più importanti provengono: per il periodo preistorico: dalla Starza (località ai confini con la Puglia nel Comune di Ariano Irpino), da Mirabella Eclano e dalla zona dell'Ofanto; per il periodo italico-sannita: dalla Valle dell'Ansanto; per il periodo romano: da Aeclanum, da Abellinum e da molti altri comuni. Una menzione particolare va alla sala allestita per i ritrovamenti del Santuario della Mefite nella Valle D'Ansanto (Rocca S.Felice), luogo posto nel cuore dell'Irpinia, dove dalle viscere della terra esalano vapori di zolfo: questi creano fenomeni naturali e una scenografia ambientale di grandissima suggestione. Nella sala del Museo Provinciale dedicata alla memoria di Vincenzo Maria Santoli, arciprete di Rocca san Felice, (1736-1804) sono esposti materiali archeologici che offrono una testimonianza viva dell'importanza e della continuità del culto, in un arco di tempo che va dal VI secolo a.C. al IV secolo d.C., e oltre.

Materiali e organizzazioni

L'allestimento dei materiali è organizzato per gruppi omogenei, illustrati da una serie di pannelli che forniscono tutti gli elementi per osservare e comprendere correttamente gli oggetti stessi; il programma museologico è infatti teso a stimolare la creazione di un rapporto di fruizione diretto tra il visitatore e questo importante complesso archeologico del territorio irpino, creando la possibilità per ciascuno di costruirsi un personale percorso di visita. La ricerca archeologica in situ, iniziata già nel 1700 dal Santoli, ha permesso, con le campagne di G.O. Onorato degli anni '50 e '60 e quelle successive di B. D'Agostino, con la collaborazione di I. Rainini, ed altr, di riportare alla luce parte del tesoro del santuario ed alcune delle sue strutture, lottando letteralmente contro i fenomeni naturali e la pericolosità del luogo. I materiali archeologici ci aiutano a conoscere aspetti della vita quotidiana: due statuine di terracotta del V secolo a.C. attraverso le quali ricostruire i canoni di eleganza della donna e del guerriero sannita. Una classe a parte è costituita dagli XOANA lignei (VI e V sec. a.C.), statue che lo zolfo contenuto nell'acqua del torrente e la sua temperatura hanno miracolosamente conservato: esse costituiscono una delle testimonianze più rare dell'Italia archeologica.